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2002 PDF Stampa E-mail

Quel Cuore a suo tempo vincerà...

Renato Gomba, 31 gennaio 2002
 
Testimoniare su Don Angelo a sette anni dalla sua scomparsa terrena per me è motivo di gioia, di mite tristezza, ma anche di forte presenza. In me Don Angelo è sempre vivo, innanzitutto come padre spirituale, ma soprattutto come fratello ed amico.

All’epoca nel lontano 1983-1984, mi trovavo in un periodo della mia vita, saturo di cultura «sessantottina», colmo di un sistema di vita che non dava spazio a riflessioni o meditazioni di sorta, il mio vivere quotidiano fine a se stesso, senza senso per quanto riguarda una presenza di Dio viva e vera nella mia vita. Tanto più che nella mia vita in quel periodo venne a mancare la mia cara sorella Rossella di 24 anni con un figlio di appena un anno, un tumore le tolse la vita terrena e la donò al cielo.

L’unica cosa che dava senso alla mia vita come valore, era la mia giovane famiglia, il mio lavoro di insegnante, la routine di tutti i giorni. Mancava qualcosa, il mio animo era triste, anche se cercavo di essere allegro, per sopperire ad «UNA» mancanza, mi mancava il sentire e il vivere la completezza e l’Amore di Dio. Ben presto caddi nell’indifferenza, nell’apatia e in una depressione fisica ed interiore che mi portarono a livelli di sofferenza nella quale la vita diventava una cosa senza senso, non riuscivo più ad apprezzare la sua bellezza e dignità.

Ed è proprio in questo quadro di vita che la misericordia di Dio mi venne incontro facendomi incontrare Don Angelo; incominciai a seguire fin dall’inizio i primi Giovedì di preghiera, l’Eucaristia, le adorazioni ecc. Le catechesi e la S. Messa per me all’epoca così “diverse” dalle tradizionali, davano al mio stato d’animo un impulso di apertura ad una nuova speranza, al bisogno della preghiera e della fede e l’inizio della conversione per una nuova esistenza di vita in Gesù e Maria. Don Angelo mi prese per mano, e passo passo con una dedizione sincera e completa, mi riportò a “quell’infanzia spirituale” a quell’amore per la Chiesa e per Dio con le quali la vita riprendeva colore, senso, voglia di esistere, amore per la famiglia e il lavoro e per il mio prossimo.

Don Angelo ha sempre avuto la capacità di modellarsi a te, di adeguarsi alle tue esigenze, sembrava ti conoscesse da sempre. Alimentava in te le tue doti migliori; anche i rimproveri e le correzioni erano dolci ma autorevoli, l’affetto e gli abbracci ti davano un continuo conforto e ti permettevano di superare anche i momenti difficili. Nonostante i suoi impegni continui, le molteplici attività pastorali, l’essere tutto a tutti, dare una risposta esaustiva ad ognuno, critiche e contrarietà, nonostante tutto era sempre accogliente, mai scontroso, sempre umile e sorridente, e questo non lo dico per una sorta di adulazione – chi gli visse vicino (e sono molti) sa che è stato così – tante volte mi sono chiesto: “ma come fa a sopportare tutto questo?”. Non c’era una risposta umana, per me era un mistero, solo alla luce di Dio poteva esserci una risposta. Egli ti insegnava a riporre tutto nella Provvidenza e nell’Amore di Gesù e Maria. Con lui per me l’Eucaristia è diventata una necessità quotidiana, la confessione una continua pulizia dell’anima, la preghiera respiro indispensabile per lo spirito, l’accoglienza cemento e senso vero della fratellanza cristiana e della Chiesa. Avevo capito che se anche ricadevo nelle mie debolezze, con questo stile di vita potevo continuamente rialzarmi per ricominciare. Questa… “è una meraviglia” (come spesso mi diceva) e io ripeto è una straordinaria meraviglia dell’essere cristiano. Io credo che ognuno di noi che gli è vissuto vicino potrebbe testimoniare talmente tante cose da scriverne un libro, e ancora ne avanzerebbe…

Non mi dilungo, quello che ho riportato è l’essenziale, ma permettetemi di raccontare un ultimo aneddoto.

Quando seppe che dipingevo per hobby, mi disse: “Renato dovresti fare un quadro che rappresenti il Cuore Immacolato di Maria, con un cuore talmente grande che contenesse tutto e tutti”; pensavo mi parlasse in maniera simbolica e metaforica, dato che in quel momento si stava parlando della Mamma Celeste. Comunque io la presi per una ispirazione da considerare seriamente e mi misi a realizzare il suo suggerimento. Quel quadro io lo feci e glielo portai: lo vide, e poco tempo dopo facemmo una festa memorabile tanto che lo intronizzò nella sua chiesa, quella di S. Giuseppe a Borgomeduna, questo nel lontano e vicino 1985. Alla sera mi disse: con profetiche parole che non dimenticherò mai: “Vedi Renato, quel Cuore a suo tempo vincerà, ci porterà tutti a Gesù, non preoccuparti delle difficoltà, delle sofferenze, delle contrarietà e apparenze avverse, tutto passa… ogni forza, ogni aspirazione, ogni aiuto e azione, se ti affidi, viene da quel cuore, esso ci guida e ci sostiene… la Mamma è sempre la Mamma… è Lei la chiave che ci apre il Paradiso”… “che meraviglia…” e la vita continua… a gloria di Dio.

Con gratitudine a Don Angelo, vostro affezionatissimo in Gesù e Maria. 


Un cuore squarciato d’amore

I sacerdoti del “Seguito di Gesù”, febbraio 2002

La vocazione sacerdotale è una risposta d’amore e di riconoscenza verso Dio e di aiuto al prossimo, che riflette il volto di Cristo.
Contemplando il mistero racchiuso nel grande dono del sacerdozio, non possiamo che pensare a te, caro Don Angelo. Dio ti ha scelto e ti ha prediletto; il suo sguardo si è posato su di te e tu non hai fatto altro che donare la vita per la gloria di Dio, per il bene delle anime, per la parrocchia e la missione della Chiesa.

Non basta avere la vocazione, bisogna viverla fino in fondo, con le gioie e le prove, lasciando che il Signore plasmi e modelli la nostra anima secondo la sua volontà.

Da laici ti abbiamo conosciuto sacerdote santo, buono e umile, sempre disponibile ad accogliere il progetto di Dio nella tua vita e a viverlo anche quando le tenebre oscuravano la vera luce. La tua forza è stata proprio la fede nell’amore di Dio e l’abbandono fra le braccia della Chiesa, confidando nell’intercessione di Maria, tua madre e maestra. Ti sei lasciato plasmare offrendo a tutti misericordia, comprensione, donando il tuo cuore… e Gesù ne ha preso possesso.

Oggi ci accorgiamo che il tuo cuore era squarciato d’amore per Dio e per gli uomini. Sei stato un mistero d’amore perché, sull’esempio di Cristo, che si è lasciato trafiggere per amore nostro, tu ti sei offerto, non tra gli applausi delle folle, ma nell’umiltà della croce che ogni giorno ti accompagnava. Come Gesù ha affidato la vita nelle mani del Padre, così tu hai consegnato il tuo cuore ad un chirurgo, affinché si compisse il misterioso disegno divino. Ora siamo sicuri che da lassù continui a pregare per noi, affinché scopriamo l’amore misericordioso di Dio che sempre ti ha guidato nel cammino della vita.

Forse questo era il messaggio d’amore per le anime che hai lasciato nella parrocchia a te affidate dalla Chiesa, per il “Seguito di Gesù”, e anche per tutte le persone che non ti hanno conosciuto.
Grazie caro Don per quello che ci hai dato: ci hai capiti, ci hai ascoltati, ma soprattutto hai offerto la tua parte migliore, per noi, per tutti: il tuo cuore squarciato d’amore.


Non ti sei perso per strada

Andrea, febbraio 2002

Il telefono ha squillato alle 4 e 30: sono uscito di corsa e ho frustato l’auto fin quasi a fondere il motore. In rianimazione c’è un trambusto, mi guardano senza parlare, ma la barella verde non esce per essere trasferita in reparto, come previsto: viene spinta in una stanzetta accanto. Mi sono trovato così ai piedi della croce, solo, ma non ho voluto piangere. Non ho voluto rovinare con le lacrime la gioia di saperti felice. Il tuo viso parla da sé!

Quante volte avevi ripetuto che l’atto più importante della vita è la morte, quante volte avevi detto di voler sapere, per prepararti all’incontro da cui dipende l’eternità. Il Signore ancora una volta ti ha esaudito: ti sei preparato, hai offerto tutto e ti sei abbandonato totalmente alla volontà di Dio. Come un bambino obbediente e semplice ti sei consegnato a medici e infermieri, ti sei fatto aprire il cuore per somigliare ancora di più, dicevi, a Gesù e mi hai insegnato la mitezza e l’umiltà, condotto, senza opporre resistenza, come l’agnello al macello.

Tu non ti sei perso per strada. Fedele sempre e comunque a Gesù, affidato alla Madre dei sacerdoti Maria e obbediente al vescovo, sempre, a costo di ogni rinuncia. Di lui dicevi: “È lui l’apostolo, è lui la guida, noi dobbiamo essere stretti attorno al nostro vescovo, è impensabile che uno si dica cristiano se è in attrito o in contrasto col vescovo!”.
E in qualche occasione, credevo di trovare un giudice e ho trovato un padre.

Ora sei partito col sorriso sereno e felice nella sorpresa di chi son certo, ti è venuto incontro nel passaggio.
Mi hai per dodici anni mostrato e dimostrato con la tua persona l’amore di Dio, perdonandomi, sopportandomi, amandomi senza mio merito. Mi hai insegnato che il cristiano, come il mulo sotto le bastonate, va avanti senza piagnucolare, ed ora come estremo regalo mi hai insegnato a morire!

Grazie Don Angelo. A presto!

Il Signore ci dà la sua forza

Anna, 24 febbraio 2002

Per potergli parlare c’era gente che arrivava alla mattina prestissimo e magari anche da lontano, per ricevere una parola di consolazione, una preghiera, per essere aiutata a capire la volontà di Dio nella propria vita, oppure semplicemente per trovare qualcuno che la ascoltasse per un po’ di tempo,

Così capitava sempre che prima di entrare nel suo studio, bisognava attendere il proprio turno per diverse ore e mi domandavo quanto dovesse essere stanco, là dentro, dopo aver incontrato tutte le persone prima di me, e se era giusto che anch’io contribuissi ad aumentare il peso della sua giornata, ma bastava aprire la porta e vedere il suo sorriso, per capire che la sua felicità era servire Dio accogliendo tutti.

Una volta mi ricordo che gli ho chiesto: “Don Angelo, io ho sempre parlato di me, finora, ma tu, come stai?”. Non dimenticherò mai l’espressione e la dolcezza delle sue parole: “Il Signore ci dà la sua forza.” 

Quelle sue mani benedicenti

don Sergio Deison, febbraio 2002

 
Ricordo ancora con intensa commozione spirituale - benché siano ormai passati quasi venti anni - le due volte in cui don Angelo mi ha imposto le mani invocando per me il dono della guarigione.

Ero allora molto malato. Spinto da una gran voglia di ritrovare la salute e mosso anche, devo confessarlo, da una certa curiosità, ho accolto volentieri l'invito di alcuni amici a prendere parte a due incontri di preghiera, animati da don Angelo - l'uno a Borgomeduna e l'altro a Portogruaro - che prevedevano questo rito. Un'esperienza per me del tutto nuova, inedita, dopo l'unica imposizione delle mani da parte del Vescovo Mons. De Zanche per il dono del presbiterato: questa, nel fiore della mia giovinezza, mi aveva generato al sacerdozio e quella, in un'età ormai matura, mi apriva alla misericordia di Dio in un momento delicato e misterioso della mia vita.

Ricordo che in quelle due circostanze ero in compagnia di molti altri fratelli, malato fra malati, povero fra poveri e lui, don Angelo, mi ha fatto salire sull'altare accogliendomi fraternamente - credo anche con gesti, parole e sorrisi che lasciavano trapelare un sentimento di predilezione - contento di pregare con me e di invocare su di me il dono dello Spirito che dà vita. Non ho atteso segni di guarigione, mi sono soltanto sentito reso più forte, confortato e rassicurato ancora una volta che Dio non mi avrebbe abbandonato: mi chiedeva di associarmi, per un suo disegno misterioso, alla sua croce e a quella di tanti altri fratelli.

Ho incontrato di nuovo don Angelo qualche tempo dopo, in un pellegrinaggio diocesano dell’Unitalsi a Lourdes: l’ho ringraziato per quella sua preghiera di guarigione, per quelle sue mani benedicenti posate sul mio corpo malato, ed insieme, riconoscenti, abbiamo sostato in preghiera per qualche istante davanti alla Grotta di Massabielle.

Dio ha voluto che alla sua morte un confratello, a lui vicino, mi chiedesse due parole da scrivere nell'immagine che avrebbe accompagnato il suo ricordo. L'ho fatto volentieri per un debito di riconoscenza e un sentimento di profonda ammirazione. Allora mi sembrava di poter riassumere così la sua singolare vicenda:
"Sacerdote segnato dal soffio dello Spirito
innamorato del sì della Vergine
seppe vivere
la sua stagione di grazia
con la sollecitudine di un pastore buono
e la tenerezza di una madre attenta
raccogliendo nel suo calice
gioie e dolori
di tantissima gente
da offrire in amore
al Dio della vita.
Don Angelo
sei stato per tutti noi
una piccola eco
dell’evangelo di Gesù
e dell'Amore infinito del Padre”.

Ora, a distanza di anni, di questo testo non cambierei neppure una parola.

L’Amore misericordioso di Dio in un servo buono

Ugo De Zan, 21 febbraio 2002

Avevo 30 anni ed ero appena approdato alla fede dopo circa 15 anni di vero ateismo militante. Quando ho conosciuto Don Angelo, era il dicembre 1987. Ad aprirmi gli occhi sull’esistenza di Dio era stata una gravissima situazione psicologica che mi aveva portato ai limiti estremi della sofferenza e che, sgretolando la mia personalità fino alle fondamenta, aveva anche sgretolato le barriere culturali ed ideologiche che mi impedivano di «vedere» Dio. Quando arrivai all’ufficio del Don portavo con me una diagnosi definitiva e spietata: sindrome dissociativa. Significa anticamera della schizofrenia e strada senza ritorno.

Non ricordo bene il primo incontro, ricordo solo l’incorag-giamento e la certezza del Don che Dio non mi avrebbe abbandonato. Ritornai più volte spinto da una angoscia senza fine, perché il disagio si aggiungeva una crudele azione satanica che si realizzava in forme ossessive e di infestazione.

Ricordo bene Don Angelo la seconda volta:stava predicando sull’altare e sembrava una fiaccola vivente, una fiaccola ardente di fede e di purezza; la purezza del giglio mescolata alla forza bruciante dell’Amore di Dio.

Rimasi colpito profondamente da quest’uomo che con la sua presenza testimoniava l’esistenza di Dio emanando tutt’intorno la luce calda della fede. Rimasi colpito dalla sua bontà, dalla sua tenerezza quasi materna, dalla sua convinzione forte.

Ritornai più volte da Don Angelo prendendo un ritmo quotidiano di visita per molti anni, finché mi trasferii a Borgomeduna per essergli più vicino.

Non mi resi conto allora di quale pesantezza potessero essere le mie confessioni quotidiane. Ogni giorno vomitavo tutto il male che avevo dentro e ricevevo dal Don solo amore, comprensione, consolazione. Le sue imposizioni di mani mi portavano una luce calda e consolante nel cuore, illuminando un mondo interiore che sembrava essere la traduzione dei luoghi più terrificanti, più tetri, più bui del mondo.

Non capivo quanto fosse eroico quel prete che mi accoglieva sempre come fossi il suo più caro figlio, il più amato, l’atteso da sempre. Non capivo quale enormità di grazia avesse quel sacerdote per sorbirsi tutto il mio male, spesso esasperatamente ripetitivo, e darmi in cambio fiducia, affetto, bontà e tanta tanta speranza in Dio. Lo capii più tardi vedendo confessori in crisi dopo la seconda e terza confessione. Lo capii quando venni licenziato da qualcuno con la frase: “Ti ho già detto tutto quello che dovevo dirti, adesso fai da solo”, come se in quelle condizioni fosse possibile fare da solo.

Don Angelo non mi ha mai mandato via, anzi mi ha beneficato di una confidenza tutta particolare che ho conservato nel cuore come un dono prezioso. È principalmente grazie a lui se ho ricevuto tanta e tale grazia da Dio da vincere tutte le vessazioni di cui ero vittima e da sconfiggere pure quella terribile diagnosi al punto che i medici, non riuscendo a capire come uno come me avesse potuto buttare via tutti i farmaci che avrei dovuto assumere “a vita” e fosse riuscito a diventare una persona sana ed armonica; dissero che avevano sbagliato diagnosi e mi mandarono in pace, modificando i referti.

Tutto questo lo debbo alla misericordia di Dio che ha messo sulla mia strada un uomo capace di portare la croce con me, un parroco capace di farsi “mangiare vivo” con il sorriso sulla bocca e l’Amore di Dio nel cuore.

Grazie ancora Don.


Il mio Mosè

Italo Sist (Borgomeduna), 1 marzo 2002

Mi chiamo Italo, ho 42 anni, sono sposato con Cristina e abbiamo quattro figli.
Quando mi è stato chiesto di ricordare Don Angelo per iscritto mi sembrava di non aver niente da dire. Ma ripensando alla mia vita, iniziata nel 1959, lo stesso anno in cui è nata la Parrocchia di Borgomeduna, ho scoperto che qui ho vissuto tutte le tappe della mia vita cristiana.
Don Angelo è stato il mio Mosè.

Il nostro incontro «personale» avvenne nel gennaio del 1981 quando partecipai ad una catechesi del cammino neocatecumenale. Questa esperienza è stata voluta fortemente da Don Angelo da cui resterà fortemente segnato come lui stesso ha affermato in diverse occasioni.

Da questo momento abbiamo avuto diverse circostanze di contatto, come, per esempio, fare catechesi anche in Parrocchie diverse dalla nostra, oppure preparare alla Cresima un gruppo d’adolescenti.

Un episodio che ricorderò indelebilmente fu quando, colpito da una forma di herpes simile al fuoco di S. Antonio, provai creme ed altro come da prescrizione medica, ma la piaga avanzava verso l’occhio. Mia madre insisteva nell’invitarmi a farmi “segnare” da Don Angelo. Cercata l’occasione, dopo aver pregato su di me, mi disse: “Non preoccuparti, domani sarà passato”. Non voglio far credere in un evento miracoloso ma in verità così avvenne.

Molte altre sono le occasioni in cui Don Angelo ha sottolineato le tappe più importanti del mio cammino terreno: il matrimonio, il battesimo dei miei figli, il funerale di mia mamma. In tutte le occasioni la sua arma migliore non erano le parole, che comunque non pronunciava mai a caso, ma soprattutto il sorriso e la carezza che riuscivano a trasmettere più delle parole quello che, secondo me, è stato il carisma migliore di questo uomo di Dio: “Lasciarsi usare da Dio per essere strumento d’amore per gli uomini, senza preoccuparsi per sé ma donandosi completamente agli altri, non razionalmente ma per fede”.

Se dovessi esprimere un pensiero su questo Ministro di Dio e figlio di Maria, potrei solo affermare che ha incarnato in sé il Vangelo di Gesù soprattutto là dove recita: “… Venite a me voi tutti affaticati e oppressi ed io vi ristorerò”.

A chi chiede… date!

Nicoletta e Mamma Anna (Siena), 1 marzo 2002

Nell’agosto 1994 io (Nicoletta) e Mamma Anna (mamma di Comunità) accompagnata da Don Angelo e da un gruppetto di amici, abbiamo iniziato la nostra avventura missionaria in terra toscana che, come Seguito di Gesù, è la seconda. Nel 1990 infatti, Don Angelo aveva accompagnato Sandra e me dal neo arcivescovo di Siena mons. Gaetano Bonicelli che gli aveva chiesto una Comunità in aiuto per la vita in arcivescovado in quanto si era trovato ad essere solo. Abbiamo potuto aiutarlo per un breve periodo poiché la nostra realtà comunitaria era ancora troppo piccolina e ancora in formazione, però è stato un tempo di grazia e una preparazione a un futuro che era nel cuore di Dio. In quei giorni Don Angelo era sempre nella cappellina dell’arcivescovado in preghiera continua. Chissà cosa avrà detto a Gesù! Fatto sta che dopo quattro anni siamo ricapitate a Siena.

Ci è costato parecchio separarci da nostro caro Don e da tutta la bella realtà di Borgomeduna, dalle Comunità, dai familiari, ma sentivamo una gioia profonda nell’aderire totalmente alla volontà di Dio che si manifestava a noi attraverso quello che Don Angelo ci chiedeva, in quanto ci sentivamo, e ci sentiamo, chiamate proprio a dare la vita per il realizzarsi del Progetto che Dio gli ha ispirato per noi e per la missione della Chiesa. Don Angelo stesso con la testimonianza della sua vita e con la sua predicazione ci aveva fatto comprendere quanto fosse bello e importante accogliere la volontà di Dio con tutto il cuore e sempre in obbedienza alla Chiesa. Infatti si premurava sempre di informare il vescovo dei passi che il nascente «Seguito» faceva e anche a Siena siamo subito state presentate, per la nostra nuova missione, all’arcivescovo perché ci accogliesse e ci desse la sua benedizione. Tutto questo naturalmente ci ha sempre lasciato tanta pace e serenità interiore. Dopo due mesi dal nostro arrivo a Siena ci ha raggiunte anche Sonia rispondendo generosamente alla chiamata di Gesù.

“A chi chiede… date!”. Arrivati nella nostra nuova parrocchia di S. Rocco a Pilli, Don Angelo ci ha consegnate a Don Giovanni, mons. Ferdinando, Don Doriano e a Don Massimo, sacerdoti diocesani della Comunità presbiterale di “S. Ansano” che durante il Congresso Eucaristico svoltosi a Siena gli avevano chiesto se poteva mandare qualcuno di noi che li aiutasse nella vita pastorale e condividesse l’ideale comunitario. Questi sacerdoti erano già noti al “Seguito” per incontri, scambi di visite e di esperienze precedenti e il nostro Don si era subito sentito in forte sintonia spirituale con loro anche per progetti e ideali quasi uguali ispirati dallo stesso spirito (pur a molti chilometri di distanza e molto prima che le due comunità si incontrassero) a tal punto che, dopo il ritiro fatto con loro a Siena, ha scritto con decisione sulla copertina del mio «Progetto» “Seguito di Gesù con due polmoni: Siena e Pordenone”, commentando: “Così il Seguito può respirare a pieni polmoni!”. Manifestava così anche l’importanza che dava alla dimensione missionaria che doveva avere la nostra Associazione.

Durante la sua permanenza a Siena, luogo del suo ultimo ritiro personale e del suo ultimo compleanno, la parola di Dio ci accompagnava dicendo: “Rendete piena la mia gioia con l’unione dei vostri spiriti!”. Questo era il desiderio di Don Angelo ed è quello che si è realizzato e si sta realizzando sempre di più qui. Chi ha conosciuto Don Angelo sa quanto fosse per lui importante e fondamentale la comunione; quante sue catechesi demolivano e non giustificavano ogni nostra tendenza all’individualismo, alla separazione, alla divisione tra cristiano di serie A e di serie B, costringendo amorevolmente tutti a una verifica personale e comunitaria su questo, alla conversione del cuore, alla comunione, al nostro essere comunità cristiana, al senso di responsabilità e di appartenenza viva alla Chiesa, all’amore e all’obbedienza ai nostri Pastori.

Non dimenticherò

Valeria Dalla Fonte (Paese), 4 marzo 2002

Più il tempo passa, più prendo coscienza della singolare grazia che il Signore mi ha fatto: quella di conoscerti, Don Angelo! Tu, fratello sacerdote, santo e straordinario, che ancor oggi a distanza di sette anni mi parli fortemente con la tua vita luminosa, con le tue memorie scritte, con le tue catechesi, con il tuo amore per Gesù e la Vergine Maria.

Come non ricordare la tua pazienza nell'ascoltarmi? Come non ricordare i tuoi piedi gonfi e doloranti? Come non ricordare le tue lacrime?… Come non ricordare le tue predicazioni, come quelle di un padre, a cui stanno a cuore i figli ? Come non ricordare il tuo cuore, di persona veramente buona e semplice?
No!!!!! Non dimenticherò.

Grazie Don!


Don... Caro Don...

Rossana Salvadori (Paese), 4 marzo 2002

Io non racconterò di te come si fa solitamente nel giornalismo, quando ancora ero parte di esso, con un pezzo d'articolo freddo distaccato.
No Don... Io desidero scriverti adesso, qui prima di addormentarmi, facendo finta che domani uscendo da casa per andare al lavoro, io imbuchi questa busta in una cassetta postale e che tu la riceva il più presto possibile.
Desidero parlarti ora Don, come lo facevo quando entravo nel tuo piccolo studio in chiesa e ti vedevo seduto stanco sulla poltrona di pelle nera. Ti ricordi Don? Da bambina mi divertivo a contare le rughe che ti segnavano la fronte senza rendermi conto che il tuo tempo correva più veloce del mio e che la gente, non curante della tua età e del tuo cuore malato, ti strappava via anche quel poco che rimaneva…

Ma tu eri fatto così, non ti si poteva dir nulla perché a tutti i costi ardevi dal desiderio di consumarti per loro per amore di Dio. Questo mi ripetevi a più riprese anche se non capivo ancora...
E ti confesso che per me sei stato un mistero per molto tempo; eri un padre sebbene non lo fossi proprio; eri un fratello anche se non lo eri per niente. Eri tutto quello che io non ero ma che desideravo diventare... Avevi Dio nel cuore e nella mente quasi tutte le risposte, mentre io mi ponevo solo domande... E quando la gente che ti attorniava parlava di te come fossi un santo, io confesso che qualche volta Don ti ho creduto un folle... e non perché non ti volessi bene, ma perché te ne volevo troppo e temevo per te.

Sai Don, quando la morte ti ha portato via credevo che tutto finisse lì, e per anni ho continuato a pensarlo, per anni ho pregato che il tempo cancellasse il dolore che portavo dentro e che corresse via come il vento. Non volevo vedere musi lunghi attorno a me, né tanto meno le tue cose messe al bando! E così feci io… Finché un bel giorno, e non tanto tempo fa, mi sono resa conto che lo stesso inafferrabile tempo che ho pregato di non fermarsi mai, mi ha derubato dei tuoi ricordi più dolci.

Sì Don, non avevo più ripensato a quella casetta bianca spoglia in cui vivevi, a quel rumore di pentole e piatti che giungeva dalla cucina ove tua zia, con le altre pie donne ti preparavano i loro manicaretti... o all’affettuoso scodinzolio di Ciccio, il tuo cagnolino, quando mi veniva incontro mentre salivo gli scalini di marmo dell’uscio di casa per venirti a trovare... Non ho più nelle narici il suo odore, né ricordo la sensazione di calore del suo pelo bianco-nero tra le dita quando l'accarezzavo...
Ma la cosa più dolorosa Don è che il tempo si è portato via pure il suono delle tue risa, della tua voce, ha offuscato nella mia mente i particolari del tuo viso ed annientato il dolce ricordo del tuo profumo.
Lo so che sono sciocchezze, ma sono tutte piccole cose che, se messe insieme, mantengono vivo il ricordo di una persona. Spero tanto che tu non sia triste per questo…

Io sto guardando davanti a me adesso...
E ciò che vedo sono i volti di persone sconosciute che mi sorridono e pian piano i pezzi del puzzle della mia vita stanno andando al loro posto. E lo sai Don? È proprio un bellissimo quadro. In lontananza si intravedono il tuo volto, la tua chiesa di mattoni grezzi, la tua casetta... Ma in primo piano si scorge una croce, una croce che svetta sul campanile di una chiesa che già conosco , la mia... la chiesa del mio paese!

Ai piedi della chiesa ci sono io, congiunta ai miei nuovi amici... persone o fantasmi del passato che ho creduto di poter odiare ora sono coloro che mi tendono le braccia in un segno d'accoglienza che mi riporta a quella che avevi tu Don...
In questi nuovi sguardi io riconosco la tua stessa passione, la tua forza, il tuo coraggio di gridare in faccia ai servi di portare il valore indelebile della libertà!
Basta con i falsi sentimentalismi! Ho chiuso con i pregiudizi della gente o con l'ipocrisia di coloro che vantandosi di un illusionistico potere, assoggettano attraverso dubbie «obbedienze» i deboli d'astuzia in virtù dei loro indubbi scopi! Ho vomitato tutta questa immondizia Don; non è mai stato il mio mondo…
E tu lo sapevi... lo sapevi da sempre!

Domenica scorsa ero tra i giovani della mia parrocchia al gruppo canto, e la vuoi sapere questa cosa Don? Mi sono ritrovata innamorata! Innamorata di tutto ciò che ora mi circonda. E allora ho capito, dovevo prima ritrovare me stessa per poi amare veramente qualcuno!

Don avevi ragione tu, ragione su tutto... È solo nel nome di questo Amore, che viene dallo Spirito e lega il mio cuore al loro, che possiamo avere la speranza, o la certezza di salvarci tutti!


Le convinzioni sono la forza della nostra vita

Le comunità del Seguito di Gesù, marzo 2002

Carissimo don Angelo, quanto tempo, e nonostante ciò come sei ancora presente. Sì perché, con il passare degli anni, scopriamo sempre nuovi aspetti del tuo amore per noi. Ti ricordiamo ancora, quel 23 febbraio quando, consegnandoci il tuo testamento spirituale, pronunciavi queste parole:

"... Io non ostento buoni esempi...
quello che mi sembra di potervi dare con molta forza sono le mie convinzioni,
ed è il dono grande che io riconosco di aver ricevuto dal Signore,
ed è la cosa essenziale,
perché ciò che conta nella nostra vita sono le nostre convinzioni.
Io sono quello di cui sono convinto”.
È soprattutto per questo insegnamento che ci sentiamo oggi di ringraziarti, perché ci hai trasmesso le tue convinzioni profonde, hai fatto in modo che prendessero carne dentro di noi, che diventassero nostre.

E oggi, immersi nel fiume della vita che prosegue inesorabile, sono esse a guidarci, a non farci perdere l’orientamento, a dare senso profondo alla nostra esistenza, a farci sentire che stiamo spendendo la vita per Colui per il quale vale la pena di dare tutto.

Grazie perché ci hai insegnato a scommettere tutto sulla fedeltà del Signore;
Grazie perché ci hai trasmesso un amore profondo per la Chiesa che è la nostra madre;
Grazie perché ci hai fatto conoscere l’amore misericordioso di Dio assieme con l’urgenza di portarlo a tutti;
Grazie perché, anche a costo di consumarti di fatica, non hai permesso che ciò che lo Spirito aveva seminato in noi andasse perduto;
Grazie perché ci hai insegnato che il segreto di ogni cammino spirituale sta nell’affetto e nella vicinanza della nostra dolce madre Maria.
Grazie fratello sacerdote, a volte ci manchi ma ti ricordiamo con gioia e riconoscenza, sempre certi che non smetti mai di accompagnarci.

L’ultimo abbraccio

Don Lelio Grappasonno, marzo 2002

Caro Don Angelo,
è sempre più forte il ricordo del nostro abbraccio dopo l’ultimo incontro di preghiera del lunedì, prima di augurarci una buona notte. Ti ringraziai della meravigliosa catechesi che ci avevi donato senza sapere che era l’ultima.

Ho avuto una sensazione particolare in quel nostro abbraccio e ti dissi: “È come se il tuo corpo non ci fosse più”. La tua risposta è stata un abbraccio stretto e un sorriso immenso che perdureranno eternamente.

Dopo pochi giorni t’accompagnammo in ospedale...
Sai Don, quel momento speciale mi solleva sempre nei giorni gioiosi e anche nei giorni difficili di sconforto e solitudine, e mi incoraggiano ad andare sempre avanti come quando mi dicevi: “Avanti fratellone… offri, dona, muori giorno per giorno uin po’, per le anime che vorrà affidarti il Signore. Vai da Gesù, abbandonati a Maria. Accogli sempre il fratello bisognoso”.

«Don grazie, perché mia hai fatto scoprire la bellezza del sacerdozio».
«Grazie Don, perché il tuo sacerdozio mi ha fatto innamorare di Dio, della Sua piccola e umile Madre Maria».
«Grazie Don, perché sei più vicino che mai».

Il mio caro professore

Anna Puccio Cavallaro (Giarre CT), 16 settembre 2002

Il suo ricordo non si cancellerà mai in me. Nel 1992 venne a mancare mio marito improvvisamente, lasciando un grande vuoto attorno a me. Caddi in una depressione fisica e interiore; sono rimasta sola perché in quel periodo mio figlio Salvatore insegnava a Pordenone.

In questo periodo triste della mia vita la fede mi ha sostenuta, ma l’incontro improvviso con Don Angelo mi ha dato tanta forza e fiducia.

In un lunedì del mese di febbraio - mi trovavo in chiesa con mio figlio a Borgomeduna – ho incontrato Don Angelo. Con l’accoglienza che mi ha riservato sembrava che mi conoscesse da sempre. Il suo sguardo, il suo sorriso, le sue parole mi hanno dato un continuo conforto e mi hanno permesso di superare i momenti più difficili.

Era sempre accogliente, umile e sorridente, ma quello che più mi ha impressionato era che sapeva leggere in fondo alla nostra anima e dava una risposta ad ognuno di noi. Egli mi ha insegnato a confidare nella preghiera, nell’amore di Gesù e Maria e nell’Eucaristia, nostro pane quotidiano.

Sono passati undici anni, nonostante ciò sento ancora vicino il grande sorriso di Don Angelo, il suo abbraccio e le sue dolci parole. Ricordo con tenerezza quando mi chiamava «la mamma» e a mio figlio Salvatore «il mio caro professore».

Guardo spesso le foto che ho scattato gli ultimi giorni prima di partire per la Sicilia, tutti e tre abbracciati, e Don Angelo con il suo dolce sorriso voleva dirci: “Coraggio, affidatevi a Gesù e Maria, io sono con voi e vi sosterrò nel vostro cammino”.
Posso testimoniare che ho trovato in Lui un fratello, un amico, il pastore ricco di una grande umanità.
Grazie Gesù di avermi fatto incontrare Don Angelo che mi ha ascoltata, amata e incoraggiata. Grazie perché non lo dimenticherò mai e resterà sempre vicino a noi.  
 
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