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2001 PDF Stampa E-mail

Ricordi di un parrocchiano

Beppino Danelon, marzo 2001

II 15 marzo ricorre l’anniversario della morte terrena del nostro fedelissimo Don Angelo Pandin, parroco per trentasei anni.

Premetto di sentirmi indegno di ricordarlo con queste righe per averlo poco aiutato, ma soprattutto perché il suo stesso nome è più grande di ogni espressione, commento o ricordo. Comunque io rendo lode a Dio per avere goduto la presenza di questo carissimo pastore fin dal suo ingresso in Borgomeduna, avvenuto il 13 settembre 1959. La neo costituita Parrocchia di S. Giuseppe, precedentemente parte integrante della Parrocchia di S. Marco, con il suo primo parroco Don Angelo doveva muovere i suoi primi passi da se stessa.

Allora quante trepidazioni, quanti impegni e necessità da parte di Don Angelo, trattandosi di un "borgo periferico". Ma fin dai primi giorni la presenza di Don Angelo fu molto apprezzata da tutti per la sua semplicità, bontà, umiltà, solidarietà, socialità, carità cristiana e il suo grande entusiasmo.

Io ero diciottenne, pure lui molto giovane perché solo trentunenne, ma davanti ai miei occhi si presentava una figura molto importante, paterna e fraterna, un faro capace di illuminare e guidare, un vero pastore di Dio, povero fra i poveri.

Ci diceva che fin da bambino pensava di farsi sacerdote per essere più buono, non per accumulare o avere di più. Difatti, intrapresi i primi passi, la sua chiesa cresceva a vista d'occhio e convinto sostenitore "dell'essere prima del fare", eccolo sempre attento a tutti i problemi della sua gente.

Eccolo cappellano degli operai, eccolo infaticabile messaggero sempre pronto anche a bussare alla porta dei pochi imprenditori di allora, pur di sistemare qualche bisognoso padre di famiglia con il lavoro. Tutto questo ed altro senza trascurare la sua missione pastorale in parrocchia. Erano altri tempi, ma questo ulteriore lavoro chissà quanto lo affaticava, però il buon pastore prima bada al suo gregge e poi a se stesso.

L'amore per Gesù, per la Mamma Celeste e per tutte le creature di Dio, spegneva in lui ogni difficoltà e stanchezza. Più sacrificava, più soffriva, più digiunava, più pregava, più anime incontrava e più ragione trovava per lavorare ancora di più.

A tutti donava con entusiasmo il pane della Parola di Dio che meditava, viveva e proclamava. Si sentiva investito del ministero sacerdotale per accogliere, confortare nel nome di Cristo le persone che cercavano luce, orientamento, sollievo. Della sua paternità tutti hanno goduto, piccoli, giovani, grandi, malati, le famiglie, le comunità. Don Angelo grande uomo di preghiera, ci insegnava a pregare con il cuore.

Intanto la sua chiesa cresceva anche in muratura. Ma venne il cruciale 1976, l'anno della sua preoccupante malattia. Però Don Angelo ne uscì in modo tale che anche i medici stupiti, parlarono di "grazia ricevuta".

Benché cosciente dei suoi malanni fisici, Don Angelo riprese a lavorare come prima e più di prima. Aveva un cuore grande e quasi ci viene da pensare che il Signore l'avesse dotato di un cuore sofferente per esaudire il suo desiderio di patire come Gesù. D'altronde il suo modello è sempre stato Gesù crocifisso. Il suo amore nei confronti di tutte le anime, la sua grande fede in Dio e la sua grande venerazione nei confronti della Mamma Celeste trasmessi senza limiti geografici, il Signore Dio li ha raccolti tutti e lo ha premiato donandogli la gioia di vedere diversi suoi figli spirituali avviarsi al sacerdozio e figlie donarsi alla volontà di Dio.

Quante pagine meriterebbero di essere scritte, ricordando i suoi preziosi insegnamenti.

Sofferente fino al punto di crollare davanti all'Ostia Consacrata, era il 6 marzo 1995, la sua ultima celebrazione eucaristica in occasione degli incontri di preghiera del lunedì. Ma la sua voce riecheggia nel mio cuore anche con queste brevi espressioni della sua ultima omelia, quasi un testamento:
"L'importante è che voi siate un vento caldo,
impetuoso, pieno di amore, che passando
in mezzo ai ghiacciai dei vostri fratelli,
li scioglieranno e questi cuori si riscalderanno
e impareranno l'amore e con l'amore la gioia
e con l'amore la pace".

Il 15 marzo 1995 i rintocchi di quella campana che forse lui stesso scelse per annunciare lutto e dolore, certamente in cielo suonò a festa annunciando gioia e letizia.

Grazie carissimo Don Angelo "Angelo fra gli Angeli".
 
 

Vai tranquilla e serena; tornerai presto

Loredana (Fossalta Maggiore), 18 giugno 2001

Mi chiamo Loredana, sono sposata da 25 anni e ho due figli. Con la mia famiglia partecipo all’incontro del lunedì dal 1985; non sappiamo perché questa sera, per la prima volta, veniamo ad accogliere la Madonna Pellegrina.
Siamo qui per ringraziare Dio Padre per averci donato questa parrocchia che puntualmente ci accoglie ogni lunedì, grazie particolarmente per averci donato un Sacerdote ( Don Angelo) così grandemente innamorato di Gesù e Maria. Grazie a Don Angelo per tutti quei momenti in cui ci ha accolti e ha pregato per la nostra conversione.
Era precisamente il primo settembre 1984 quando purtroppo fui colpita da una malattia che richiedeva, pochi mesi dopo, l’intervento urgente al polmone sinistro. Preciso che fino a quel momento Dio era stato messo da parte per noi come coppia. Pian piano seguendo i consigli di questo grande Sacerdote che solo a vederlo ti trasmetteva una grande pace, una grande sicurezza,, iniziammo questo cammino per riscoprire la fede perduta.
Quando disperati, cercammo Don Angelo per dirgli dell’intervento al polmone, lui con grande tenerezza mi guardò e con il sorriso che era solito donare a chiunque gli si avvicinava, mi disse: “Non ti preoccupare, vai tranquilla e serena; tornerai presto”. Al momento frastornati come eravamo non capimmo cosa significasse. Poche ore dopo all’ospedale dopo aver esaminato con tanta cura i referti radiologici, contrariamente a quanto detto da altri pneumologi, il primario decideva di aspettare per l’intervento, raccomandandomi però, di sottopormi a controlli settimanali. Non ci fu l’intervento, perché la malattia stessa si fermò.
Fu allora che capii quanto grande è Dio; aveva esaudito la nostra supplica attraverso la preghiera nostra, di Don Angelo e di molte persona che a nostra insaputa pregavamo per me. Continuiamo il nostro cammino ogni lunedì con i nostri figli e mano a mano che passava il tempo vedevamo con i nostri occhi le meraviglie che il Signore operava in noi.
Sulle nostre labbra regni sempre la lode a Gesù e a Maria che ci ha per prima presi per mano per accompagnarci nella retta via che conduce a Gesù.
Grazie Don Angelo!


Mi rincuoravo a sentirlo

Natale Castellarin, dicembre 2001

Sono Natale Castellarin, abito a Ronchis, in provincia di Udine, sono un pensionato coltivatore diretto. Nel 1991 mi è successo un fatto grave: mentre stavo lavorando in campagna improvvisamente rimasi al buio per distacco della retina e nonostante due interventi chirurgici e cinque interventi al laser, poco si è risolto e tuttora vedo poco; i primi tempi ero disperato, mi aveva preso uno scoraggiamento e una forte depressione e mi ero chiuso in me stesso e nonostante mia moglie mi fosse stata amorevolmente sempre molto vicina incoraggiandomi e spronandomi, non riuscivo ad accettare, avendo dovuto abbandonare lavoro, trattore, vettura, leggere e scrivere.

Poi in seguito mi sono messo ad ascoltare la radio e ho scoperto radio Voce nel deserto, dove c’era Don Angelo Pandin che sentivo spesso e mi faceva piacere sentirlo, aveva un parlare semplice, pacato, suadente, le sue parole mi entravano e io lo ascoltavo volentieri e anche pregavo con lui; il desiderio di ascoltarlo si faceva sempre più forte e pian piano mi sentivo più sollevato. Anche mia moglie si è accorta ed era contenta.

Poi in seguito, la domenica sera, la radio Voce nel deserto faceva le trasmissioni con telefonate in diretta, le trasmissioni erano condotte dal signor Santino Viol (una cara persona che ora non c’è più) e verso la fine di ogni trasmissione si sentiva sempre Don Angelo col suo bel parlare e la sua benedizione e io mi rincuoravo a sentirlo e a ricevere la sua benedizione, anche se per via etere, e così poi incominciai anch’io a telefonare in radio in diretta e da lì ho conosciuto molte voci che poi sono diventate voci amiche e amici veri, ed è così che io mi sono rasserenato ed ho imparato ad accettare e a convivere con il mio problema e ora sono sereno e tranquillo.

E tutto questo per merito di Don Angelo che io ricordo e venero come un santo, anche se non ho avuto la fortuna di conoscerlo di persona ma lo vedevo e lo sentivo vicino.

Lui ha creato questa radio Voce nel deserto per diffondere la parola di Dio, ma anche perché sia di aiuto e di conforto alle persone sole, alle persone ammalate, alle persone provate e depresse, per questo io sono molto grato a Don Angelo perché senza la sua opera e la sua parola e la sua benedizione non sarei uscito dalla depressione, tant’è che in casa nostra abbiamo un suo ritratto ben in vista che ci guarda e ci benedice, e noi lo ricordiamo con le preghiere e sono certo che anche da lassù lui ci guarda, ci benedice e prega per noi.
 
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