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1999 PDF Stampa E-mail

Diventare santi: l’anelito di Don Angelo

Don Matteo Pasut, marzo 1999

Voglio ritornare indietro, con la memoria, a quella sera del 16 ottobre 1950. Il giorno della apertura del Seminario e del mio ingresso in Prima Ginnasio, come si chiamava allora. Un numero elevato di 43 ragazzini circondavano un giovane chierico che si faceva chiamare “signor Prefetto”. Era il Superiore assistente della camerata: Angelo Pandin.

Ci riceveva con gioia e con grande cuore; ci metteva subito a nostro agio, e ci trasmetteva immediatamente il gusto e la gioia di essere in Seminario.

Diventare santi, come tutti i santi lo sono diventati nella totale ubbidienza ad ogni regola! Era questo l’assillo, l’anelito, la passione di Don Angelo: la santità dei seminaristi, prima e dei sacerdoti poi.

La sua costante perseveranza nel farci sentire la potenza e la forza della sua convinzione ad essere fedeli alle parole di Cristo: “Pregate, pregate sempre, senza stancarvi mai, senza alcuna interruzione, sotto lo sguardo di Maria…”. A noi ragazzini di prima ginnasio (media), insisteva quasi ogni mattina, dicendoci che Gesù ci voleva santi: “Gesù benedici i miei compagni e fammi santo”.

Era innamorato del Santo Curato d’Ars. Era l’ideale del Sacerdote santo, del parroco santo. Il santo mangiato dalle anime senza alcuna riserva. Ha preso la vita del santo narrata da Trochu, e per alcuni mesi abbiamo meditato tutte le mattine gli insegnamenti, lo spirito di povertà e di abnegazione, la purezza del curato francese. Ci sbriciolava con cura e amore ogni pagina, per farci capire e penetrare in profondità la spiritualità e la santità del santo sacerdote, modello per tutti i sacerdoti. Riporto quanto ci ha dettato nella prima mattina, aprendo il libro della vita del S. Curato. “Da questa mattina mi metterò sotto lo sguardo del Santo Curato d’Ars per imparare da lui il modo di diventare santo, pregandolo spesso perché mi aiuti a diventare come lui…”. “La mia grande preoccupazione è quella di diventare santo. Questa mattina – eravamo nella quaresima, vicini alla Pasqua del ’51 – il Santo Curato d’Ars mi dà questo suggerimento: Bisogna offrire a Dio il lavoro, i passi, il riposo. È così bello fare tutto per il Signore!”

Non devo mai dimenticare la grande utilità per la mia santificazione di trasformare in preghiera il mio lavoro, la mia fatica, le prove e le sofferenze che Gesù mi manda. Con Gesù tutto diventa facile e leggero. Mi deve consolare il fatto che il Santo Curato d’Ars da ragazzo, da bambino, non manifestava niente di straordinario, perché così posso ancor meglio sperare di poterlo imitare”.

Meditando via via la vita del Santo Curato, Don Angelo non aveva remore o timori a proporci il massimo delle virtù. L’obbedienza, l’umiltà, lo spirito di penitenza, di mortificazione e di rinuncia e di martirio del Santo Curato: una mattina si commosse quando parlava del cilicio che insanguinava le carni del suo corpo; lo spirito di carità e di purezza; il tutto avvolto e illuminato da una grande devozione alla Vergine Santa, senza la quale - diceva – non vi era garanzia su un cammino spedito e agevole di fronte a mille difficoltà.

Pochi giorni prima del Natale 1950, il Chierico Angelo Pandin veniva consacrato Diacono. È da quella data che io ebbi subito la sensazione che nel cuore del nostro amato prefetto il Signore aveva operato grandi prodigi: ogni giorno ci caricava di nuovo entusiasmo, e la sua preghiera si faceva più luminosa; sentivamo il suo dialogare ininterrotto con il Signore, e la sua gioia di avvicinamento al sacerdozio.

Don Angelo puntava in alto, sempre al massimo. Anche se eravamo piccoli, dovevamo guardare assai in alto!

Quando, nel 1984, gli proposi di dar vita alla iniziativa degli incontri di preghiera ogni Lunedì, in Borgomeduna, la prima risposta è stata:

“Sarebbe assai bello, troppo bello. Pregherò, mi consiglierò”.

Dopo alcuni giorni è stato il «sì». Ed ecco ora qui a continuare il suo cammino. Ci vuole sempre spronare tutti all’ideale della santità. L’anelito, l’ansia, la volontà di diventare santo è sempre stata la spinta, la gioia di vivere del nostro caro Don Angelo.

Che dal Cielo ci assista e ci benedica tutti.

 
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