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1995 PDF Stampa E-mail

Sacerdote innamorato della sua vocazione

Don Sergio Zatti, scritto a qualche giorno dal trigesimo, aprile 1995

Ricordiamo oggi la cara e indimenticabile figura di Don Angelo Pandin. La ricordiamo con intatto affetto e sincera gratitudine. La ricordiamo con ammirazione e commozione.
Ricordiamo, innanzitutto e soprattutto, quello che Don Angelo è stato. Egli è stato un Sacerdote, un Sacerdote innamorato della sua vocazione, tutto donato alla sua vocazione, tutto compreso di una vocazione che lo faceva “alter Christus” e che lo portava – per il carattere sacro – ad agire in persona di Cristo.
Tutta la vita di Don Angelo è stata dominata e lievitata da questa luminosa certezza che gli faceva ripetere le parole di Paolo: “Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me: io non conosco altro che il Cristo e il Cristo crocifisso.”

Queste espressioni paoline palpitavano in lui con convinzione suprema, le sperimentava, le viveva, le sentiva agire in lui, sostenevano la sue azioni e le sue opere, i suoi programmi apostolici.

Sì, egli era dominato da questa certezza; e da qui il dovere dell’imitazione, della assimilazione al Cristo crocifisso, della conformazione piena al suo Signore di cui voleva vivere e viveva il mistero pasquale di morte e di risurrezione.

Bisognerà attendere per trovare e leggere i suoi diari che certamente proietteranno luci forse sconosciute della ricchezza dell’anima di Don Angelo, di cui abbiamo potuto cogliere in vita soltanto alcune ma già preziose e folgoranti scintille, di quell’’incendio d’amore per Cristo che lo divorava.

Don Angelo sentiva fremere in lui il suo sacerdozio, lo avvertiva come realtà viva ed operante, come il dono più bello che Dio possa concedere ad una creatura, e già sul santino della Prima Messa vi splendevano sentimenti e propositi con cui avrebbe adornato la sua anima sacerdotale.

Anima eucaristica, esperimentava che tutto ci viene dall’altare in cui il Padre ci dona il suo Unigenito e in Lui e per Lui tutte le cose della terra da Lui santificate…

Così la Messa era il cuore della sua giornata, la Messa che celebrava con intensità e partecipazione commossa e totale.
Certamente Don Angelo faceva sue queste parole, di cui leggevamo insieme le riflessioni durante gli anni del Seminario:
“La Messa è il manifestarsi di Cristo a voi, e quando essa è terminata resta nell’anima la Sua presenza, nello spirito la Sua verità, nella mente la Sua parola, nel cuore l’oceano incontenibile del suo amore…”
E ancora: “Che vale una Messa da cui non si ritorna tremanti nella meraviglia e nella contemplazione commossa del tremendo prodigio? E che vale una vita di Sacerdote che non vive nell’attesa e nel ricordo continui e tremanti del divino prodigio?”.

E, con la Messa, l’adorazione eucaristica: quante ore trascorse davanti al tabernacolo – di giorno e di notte – a pregare, a lodare, a chiedere, ad offrirsi in oblazione sacrificale con Cristo al Padre, alla volontà del Padre!
Non è difficile immaginarle come sue queste parole: “Adorazione silenziosa, tranquilla, preghiera senza suono, senza formulazione di pensieri, pace… in cui si vive solo il proprio respiro, quasi ritmo lento della vita che si offre, che si dona, che si versa dall’anima aperta e inondata di luce ai piedi del Signore, come il nardo della Maddalena dal vaso spezzato… e tutte le facoltà dell’anima e del corpo si riempiono del profumo di Dio.
Una misteriosa corrente che si stabilisce con Lui, divino e dolcissimo Infinito… un risucchio silenzioso in Lui: O Jesus dulcis memoria dans vera cordis gaudia!
“O Gesù Salvatore, Figlio di Dio, Figlio dell’uomo… Buon Pastore… Via, Verità e Vita… Gesù Salvatore… Luce, Pace, Consolazione… Santo Santo Santo… Gesù Eucaristia, Gesù Amore”.
Ci sarebbe molto, moltissimo da dire su questa vita eucaristica e sulla vita di pietà, sulla vita interiore di Don Angelo, e speriamo che altri, che conobbero Don Angelo, lo facciano e lo facciano presto… per la nostra edificazione e per il nostro bene.
E poi Don Angelo e la Madonna. La devozione alla Vergine Santa è il cuore della sua vita, una devozione che lo guida di continuo, che è la stella che gli illumina il cammino, che trabocca da ogni sua predica, da ogni suo discorso o consiglio… Amare la Madonna, pregare la Madonna, ricorrere alla Madonna…

Ecco con quali accenti poteva pregarla:
“O Maria... Madre mia… Madre che per me hai accolto dall’Angelo le parole del grande annunzio… per me la povertà di Betlem... per me l’esilio in Egitto… per me la profezia di Simeone… per me il nascondimento di Nazaret… per me il silenzio e la preghiera nel tempio… per me lo strazio nei tribunali della condanna… per me la spada che ti trapassò l’anima, per il dolore ai piedi della croce: tutto questo per me: Maria, Mater mea, Maria Immacolata, Madre mia”.

L’altra notte Don Angelo mi è apparso.
Abbiamo ricordato gli anni della nascita della parrocchia di S. Giuseppe quando io gli ero cooperatore festivo… quelle mattine d’inverno quando arrivavo percorrendo la strada bianca piena di gelo e di fango e la chiesa ancora spoglia e vuota... e il nostro lavoro di pionieri, felici di offrire qualcosa al Signore, quella povertà, quello zelo, quella comunità che andava formandosi e sviluppandosi.
Parlammo di quei tempi e di altre cose, poi Don Angelo sembrò chinare lo sguardo verso terra, sul mondo, su quell’angolo di mondo che è Borgomeduna e disse: “Questa è la mia parrocchia di S. Giuseppe… questa è la mia sposa che ho amato, per la quale mi sono speso, la sposa che ho portato spiritualmente con me in cielo e che quassù ricordo e proteggo.

Questa è la mia chiesa, la chiesa di San Giuseppe, costruita con tanta trepidazione, con tanti sacrifici e con tanta preghiera.
La chiesa dove ho predicato, ho sparso la Parola di Dio, ho commentato il Vangelo, dove ho battezzato i miei figli, li ho uniti in matrimonio, li ho accolti nel sacramento del perdono e ai quali ho distribuito il Pane di vita.
Questi sono i miei figli, sparsi e uniti in tredici zone: quelli di via Levade, e quelli di via Tiepolo e Mantegna e Guardi e Tiziano qui accanto alla chiesa e ancora ecco Via Friuli e via Oderzo… sì, sì… i miei figli di Borgomeduna e le vie vicino alla Savio e quelle lungo il Meduna. Borgomeduna… questa è la mia terra, la mia famiglia, la patria dell’anima mia, il mio amore, la mia gioia e la mia corona…

Questa è la tenerezza che mi ha accompagnato quassù che è la Patria e dalla Patria guardo ancora l’esilio… e per tutti prego perché un giorno vengano qui nel cielo a ricomporre l’unione spirituale, nel gaudio eterno della celeste Gerusalemme, il legame che ci ha tenuti stretti…

Nella mia vita terrena la mia passione sono state le anime… tutte le anime…
Vi attendo quassù mentre da quassù con l’intercessione e l’amore vi accompagno”.

Così parlava nel sogno – o nella visione – Don Angelo. Sì, egli ci attende in cielo. Noi l’abbiamo tanto amato, come guida, come Sacerdote, come pastore.
L’abbiamo tanto amato, ma Dio lo ha amato di più.


Ora può molto di più...

Franca, settembre 1995
Da Don Angelo abbiamo imparato molto, era sempre pronto in tutto con tanta umiltà, semplicità, obbedienza.
In questo ultimo periodo ho potuto capire che Don Angelo per me era come un papà, un amico, un fratello, oltre che essere Sacerdote e Padre Spirituale; penso che così fosse per tutti coloro che gli erano più vicini.
A lui non si poteva nascondere niente, andava fino in fondo; di lui posso solo dire bene. A lui bastava uno sguardo per capire quello che c’era dentro di noi.
Don Angelo ha aiutato molto chi si trovava in difficoltà in modo particolare nei momenti di sconforto, di scoraggiamento ed in qualsiasi altra prova: sapeva dire la parola giusta al momento giusto.

Ma non vogliamo rimanere fermi nel ricordo quasi senza speranza, bensì cogliere tutto ciò che è stato per noi.
Ora può molto di più di quando era con noi anche se umanamente non lo vediamo, non lo tocchiamo, non lo sentiamo, ma nelle fede sì.
 
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