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15 marzo 1995-2020 PER IL 25° ANNIVERSARIO DELLA SALITA A DIO DI DON ANGELO PANDIN PDF Stampa E-mail
Lunedì 16 Marzo 2020 10:45

di Walter Arzaretti

Don Angelo Pandin vive, anzi persiste dopo 25 anni nel cuore di tanta gente: nella sua

Borgomeduna - lo constata anche il nuovo padre parroco - e nei più diversi ambienti dell’ampio raggio geografico ove si estese, negli ultimi suoi dieci anni, un apostolato di conquista e salvezza di anime bisognose di accoglienza e conforto e di trovare Dio sulle strade travagliate della vita. A tale missione, sacerdotale al massimo grado (“inestimabile” definì il dono fattogli dal Signore del sacerdozio ministeriale, tanto da essersi “sempre visto solo sacerdote”: lo confida nel lungo testamento spirituale), il parroco della chiesa di San Giuseppe in Borgomeduna - divenuta centro di attrazione spirituale per migliaia di persone da lui condotte a una più autentica sequela di Gesù a imitazione di Maria - dedicò se stesso fino a rimetterne la salute del corpo di soli 66 anni. Ma quali altezze tale e tanta abnegazione gli permise di raggiungere e comunicare soprattutto nei “lunedì” di preghiera (rosario, fervente celebrazione

dell’Eucaristia, corposa sua catechesi) prolungati con l’adorazione e la sua direzione e confessione fino nel cuore della notte. Momenti davvero indimenticabili, tuttora, nei quali un sussulto di fede collettiva fece breccia amorosa, commossa, in cuori che si facevano più corrispondenti all’amore di Dio per ciascuna creatura e, in vari casi, a Lui venivano riconquistati, “convertiti” (alcune furono vere conversioni a U). Cuori che maturarono vocazioni alla Chiesa, esperienze di vita spirituale e fraternità comunitaria al seguito di Cristo Gesù (esse segnarono di Lui la vita specie di giovani, grande emergenza pastorale allora come oggi), nascita di cenacoli di preghiera in varie località e in tante famiglie visitate dalla statua della Madonna Pellegrina consegnata settimanalmente da don Angelo.

A tali momenti ci si sentiva attratti ancor più dal sorriso accogliente di don Angelo, immagine del suo animo terso e povero (cioè tutto consegnato a Dio e alle anime, fino alla spogliazione): anche la copertina del libro preparato per questo 25° della sua sicura salita al Cielo (spirò sorridendo, rivolto verso l’alto, all’ospedale di Trieste nella prima mattina del 15 marzo 1995) lo propone, risvegliando in quanti accostarono don Angelo la coscienza degli amori e dolori che furono il “di più” della sua esistenza di prete che sin dai primordi della vocazione - frequentò, prima che il nostro, il Seminario vescovile di Vittorio Veneto - volle farsi umile copia del Cristo che per amore dei fratelli anche soffre, cioè ama davvero.

Don Angelo fu un mistico ma con i piedi ben per terra: lo rivelano le concretezze del suo operato soprattutto di parroco-fondatore per 36 anni nella nuova Pordenone industriale e operaia (nuova vasta chiesa di San Giuseppe, da lui definita “un miracolo”, oratorio, casa montana di Cugnan, Radio Voce nel deserto, voce della sua opera che seppe pure organizzare comunità di vita e missione pastorale). E sempre “con l’odore delle pecore”, pastore piantato nella più perfetta comunione ecclesiale in ragione della quale, sacrificando a volte ragioni “proprie”, visse come virtù supreme la povertà e l’obbedienza, sopportando lotte e strazi e lacerazioni interiori, come pure confida il suo testamento spirituale. Esso fa da principale “voce narrante” del volume ora pubblicato da Radio VnD, prefatto da vescovo e parroco, sviluppato in undici capitoli tematici su 192 pagine anche di appendici documentarie e biografiche e ben 27 tavole fotografiche fuori testo. Va letto per ritrovare il don Angelo fratello e maestro, soprattutto "sacerdote di Gesù e di Maria”: questo il titolo, tratto dall’indicazione testamentaria di don Angelo per l’iscrizione alla sua tomba a San Martino di Campagna che, nella terra lavorata dai suoi cari qui dopo che nelle originarie Fratta di Caneva e Francenigo, attende l’elevarsi di preghiere d’intercessione.

 
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